SILVIA PIO
Egli sarà giudice fra le genti
e sarà arbitro fra molti popoli.
Forgeranno le loro spade in vomeri,
le loro lance in falci;
un popolo non alzerà più la spada
contro un altro popolo,
non si eserciteranno più nell’arte della guerra.
(Isaia 2,4, Bibbia CEI)
Un’opera del famoso pittore che pochi conoscono è diventata il Museo Nazionale Pablo Picasso “La Guerra e la Pace”. Dipinta nel 1952, quando Picasso aveva 70 anni, ricopre le pareti della cappella romanica, allora abbandonata, del castello di Vallauris, in Provenza, dove il pittore viveva in quel periodo. La composizione monumentale misura più di 100 m2 e fu realizzata nel suo laboratorio del Fournas su pannelli di materiale flessibile che combaciano con le volte della cappella. Una volta eseguiti, i pannelli furono esposti nel 1953 a Roma poi a Milano, e nel 1954 furono installati nella cappella.
Pensato negli anni della guerra di Corea, il dipinto è ispirato alle visioni del Profeta Isaia, citato in esergo, e, per volere del pittore, è un tempio della pace, illuminato soltanto da candele. Su pareti opposte vengono rappresentate la Pace e la Guerra. Da una parte, un sole giallo contenente colori diversi ha come raggi delle spighe di grano e guarda dall’alto le scene di pace: su un prato un gruppo di persone, con una donna che allatta, un uomo che prepara da mangiare e un’altra figura intenta a scrivere. Dietro di loro c’è un albero con frutti dorati e tralci di vite. Di fianco, su un campo blu che sembra un cielo in terra, figure di donne, uomini e bambini si dilettano in attività ludiche, e un cavallo alato al quale è attaccato un aratro è guidato da un bambino. Una clessidra, una civetta, una voliera con dei pesci e una vasca con degli uccelli completano la scena. Sono tutte immagini simboliche; la pace è una forza potente che fa prosperare non solo le persone ma anche le attività creative.
Al contrario, la guerra, ritratta sull’altra parete, ha immagini inquietanti e colori cupi. Una specie di diavolo che raffigura la morte, armato di spada insanguinata, con un sacco di teschi sulle spalle e un contenitore di insetti, vermi e altri esseri informi, conduce un carro trainato da cavalli neri che calpestano un libro e un campo di grano, mentre sullo sfondo si stagliano ombre umane armate. Dal terreno rosso sangue escono un paio di mani disperate. Di fronte al carro si erge una figura (tutte le figure umane sono nude) che rappresenta la giustizia e si protegge con uno scudo sul quale è disegnata una colomba.
Sulla parete di fondo, sono quattro persone di colore diverso che richiamano all’idea di armonia tra i popoli e reggono un globo con l’immancabile colomba.
Il messaggio è molto semplice e diretto, e soprattutto sempre attuale.
Per ammirare le immagini dei dipinti e per avere informazioni sul Museo e sulle cose da fare a Valluris, si veda qui.
Nel Museo Picasso a Vallauris sono anche esposte ceramiche, terrecotte e sculture di Picasso, oltre che a molte fotografie che documentano la vita privata ed artistica dell’artista.
È interessante notare che la tradizione artigianale della ceramica di Vallauris risale all’epoca gallo-romana, che utilizzava gli importanti giacimenti di argilla refrattaria del luogo per lavorare mattoni e vasi. Alla fine del XVI secolo c’erano tre fabbriche di vasi nell’attuale via des Tours, nel 1829 se ne annoveravano trentadue. Si producevano terrecotte da cucina e pezzi artistici. L’arrivo di Picasso in città nel 1948 contribuì al rinnovamento di quest’attività. Capitale della ceramica, con il marchio “Città e Mestieri d’Arte”, è oggi una rinomata località di creazione contemporanea in materia di artigianato e di arti ceramiche, con la presenza di un museo della ceramica e di numerosi artisti e visitatori.
(L’immagine nell’articolo è uno screenshot del sito)
English