Voragini d’azzurro di Adriana Tasin

473727847_1032188885592107_8819325909378703792_n

Dalla presentazione della casa editrice

Nella nuova raccolta, “Voragini d’azzurro”, Adriana Tasin affronta il mistero dell’esistenza avvalendosi di una metafora solida e “incantata”: la montagna. Esploratori, sciamani, alpinisti, poeti – pazzi? – si inabissano ciechi nei labirinti dell’ignoto, si inerpicano e scendono dalle pendici dell’impervio. Il tempo profondo della Terra non coincide con il ciclo umano e ciò che, osservato in un arco breve, pare eterno, in un tempo geologico si manifesta come transitorio. Così è la montagna. Così è il corpo. Un visionario, in dialogo con una voce, sporto nel vuoto, sfida – scalando pareti scoscese – le leggi della gravità, del dolore, anche se «non può che esserci la fine del mondo, andando avanti» (A. Rimbaud). Il percorso è rischioso, aleggia la morte intorno. L’alta quota è l’interregno di vivi e morti, apparizioni e sparizioni, illuminazioni e stupori. Al tramonto, affaticato si cala – a tratti precipitando – non per tornare al punto di partenza, alla casa, ma alla forma primigenia del mondo, all’acqua, al grembo. Il profilo delle vette lascia spazio a un luogo piano dove le montagne sono memoria e il mare è vastità, «eternità soltanto». E l’amore?

Da Voragini d’azzurro (Interno Libri Edizioni 2025)

c’era modo di chiedere? data l’inutilità
del rovo non si credeva rendesse cattivo
il cammino e impedisse la buona
presa del ramo, ma sempre rotolava la
parola focaia dalla bocca spalancata del
vulcano al fondovalle, dove l’aspettava
un bicchiere con poca acqua e molto
sale, da lì – trasportata in un cucchiaio –
giungeva al mare:

*

c’è il suono della ripidezza custodito
tra i monti – forse un dio
ne cerchiamo ostinatamente con le
dita il battito incessante
la sua eco

*

decidi a tavolino:
|ascesa dalla parete sud|
|discesa dal versante nord|
vuoi cambiare
[dici] la linea della via
la linea della vita [dico]
l’allunghi… l’accorci? [chiedo]
domani – quando sarai sulla cima
a metà percorso – scegli il giusto gesto
pensa a dove vuoi andare, se vuoi tornare

intanto cade luce buia nel pozzo del bicchiere
e noi beviamo al bar senza sapere

*

assorto e raccolto, appoggiato alla parete in aderenza, sei
due volte fessura e crepa – poca luce dentro –
come un cieco tastare a bocca aperta l’inverno l’averno
silenzio nevica sulle spalle aria solida di vuoto
dunque, alla montagna, tracciata la via
del trambusto delle mani del tuo corpo dell’inesaudibile
alla fine, cosa resta?
il nome di un cane bianco di un fossile lo schianto

*

al disgelo la neve si trasforma in acqua e l’acqua in acquasanta, tracce introvabili ormai sciolte dal sole, delle tue ascese rimangono solo parole piane sospese; danzano e piovono fitte stanotte sul paese entrano dalle finestre, riposano in ogni luogo, in una città del Baltico o come luce qui – ora – sul comodino, su questa riga di poesia

*

non è che si può trascinare così in alto la vecchiaia
al più si può farle vedere il ciglio del pericolo
condurla a passi tremanti alla soglia temuta
a rivedere all’ufficio anagrafe la data

scivola dall’ultima sosta all’abbraccio vuoto delle scale
nella meraviglia bianca di dolomia scende senza un addio

*

Adriana Tasin è nata a Tione di Trento, nel 1959. Si è laureata in Scienze Naturali, all’Università di Bologna, e fino al 2021 ha insegnato discipline scientifiche in Val Rendena, dove tuttora vive, a Madonna di Campiglio, nel cuore del Parco Adamello Brenta, ai piedi delle Dolomiti. Ha pubblicato le raccolte Il gesto è compiuto (puntoacapo Editrice, 2020) e Fatti reali immaginari (Arcipelago itaca Edizioni, 2022). Suoi testi, editi e inediti, sono apparsi in blog letterari, giornali, riviste e numerose pubblicazioni antologiche, alcuni sono stati tradotti in spagnolo, da Antonio Nazzaro, per il Centro Cultural Tina Modotti e per le Scuole di Poesia di Cuba (in occasione della trentesima edizione del Festival Internazionale della Poesia dell’Avana).

(A cura di Silvia Rosa)